Cos’è la psicoterapia psicoanalitica?

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Scopo dell'analista è che il paziente arrivi ad accettare gli aspetti di sé legati a desideri infantili che hanno causato un conflitto doloroso e che sono diventati minacciosi nel corso dello sviluppo.

J. e Annemarie Sandler

Psicoanalista

La psicoterapia individuale è quel processo mediante il quale il paziente riproduce nella seduta analitica i temi che hanno caratterizzato le sue relazioni con le figure più significative del suo passato, figure che ora sono dentro di lui e con le quali mantiene una costante interazione ed un inalterato dialogo interno.

 

La terapia psicoanalitica  lavora continuamente su questo “falso nesso” per mostrare come certi atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che vengono provati nel rapporto con il terapeuta non sono altro che la ripetizione, in forma mascherata e distorta, delle stesse modalità di relazione che venivano attivate con le stesse figure del suo passato e che replicano, nella situazione presente, i medesimi conflitti che erano stati messi in atto allora, avviando le stesse risposte affettive e mobilitando gli stessi meccanismi di difesa.

Che cosa si prefigge la Psicoterapia Psicoanalitica?

Attraverso il lavoro interpretativo lo scopo che l’analisi si prefigge è quello di rendere più comprensibile alla persona ciò che ella è diventata attraverso le sue stesse vicende, anche quelle dolorose, che rimangono intatte come parte ineliminabile della sua stessa storia e che ora può guardare con più indulgenza e senza l’uso massiccio delle precedenti difese.

 

Questo risultato è possibile quando, attraverso il procedimento terapeutico, riusciamo a creare una nuova “struttura psichica” che si accosta alle precedenti, non le soppianta del tutto, ma può attivarsi e prevalere su quelle più antiche, determinando una risposta più adattiva alle richieste della sua esistenza.

Come funziona la psicoterapia individuale?

La terapia individuale rappresenta quel processo per cui, mediante quella che viene definita la relazione di “transfert”, il paziente riproduce nella situazione terapeutica i temi che hanno caratterizzato le sue relazioni con le figure più significative del suo passato, quelle figure che ora sono dentro di lui e con le quali mantiene una costante interazione ed un inalterato dialogo interno.

 

Si tratta di lavorare di continuo su questo “falso nesso” per mostrare come atteggiamenti, comportamenti e sentimenti che vengono provati nel rapporto con il terapeuta non sono altro che la riedizione, in forma mascherata e distorta, di quelle stesse modalità di relazione che venivano attivate con le stesse figure del suo passato e che replicano, nella situazione presente, i medesimi conflitti che erano stati messi in atto allora, attivando le stesse risposte affettive e mobilitando, in modo ripetitivo, le stesse difese.

 

Nei primi incontri il paziente e lo psicoterapeuta stabiliscono qual è il problema da trattare e ne ricostruiscono l’insorgenza, valutando se esiste una disponibilità psicologica a lavorare in maniera introspettiva.

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