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Parafrasando Winnicott, non ho nulla da insegnare a chi è impegnato nel quotidiano disagio del vivere e si lambicca, giorno dopo giorno, a cercare una soluzione che sia la più adattiva possibile nella condizione in cui si trova, con le risorse che ha a disposizione e attraverso gli eventi che gli accadono, molte volte sentendosi impotente e incapace di dare una risposta che non abbia il sapore della disperazione.

Con questa lettera vorrei iniziare un dialogo aperto con quei pochi lettori che credono possibile che lo scambio di idee ed esperienze possa dare un senso ed alleviare il malessere in cui, spesso loro malgrado, si trovano coinvolti e che mettono a dura prova la loro stabilità e minano l’equilibrio della loro stessa esistenza. Lo faccio in quanto è questo il senso che ho dato al mio impegno per gli altri, nell’attività che svolgo al Consultorio Familiare Udinese Onlus, ascoltando e cercando con modestia di comprendere ciò che accade e come tutto questo venga vissuto e si rifletta nell’esistere della persona.

Chiedo a voi di aiutarmi in questo sforzo, considerando questa come una tribuna aperta dove si possa svolgere un dialogo interattivo in cui ognuno possa dire la sua sulla propria esperienza e quella degli altri, con animo aperto e senza filtri, considerando che su ciò che viene esposto si deve essere in grado di sospendere ogni pregiudizio e trasformarla in un’occasione per ampliare la conoscenza di noi tutti alle vicende umane e alle soluzioni, più o meno adattive, che dobbiamo imbastire per cercare di vivere al meglio nella condizione in cui ci troviamo.

Vorrei iniziare descrivendovi una situazione particolare, che va intesa come una condizione generica che mobilita le capacità di ognuno a cercare nel momento di svantaggio le soluzioni più congrue al fine di mantenere un sufficiente livello nei propri sentimenti di stima e di sicurezza. Per salvaguardare l’anonimato delle persone i nomi utilizzati sono fittizi ed ogni riferimento ai fatti è puramente casuale.

Lucia è una giovane donna che al momento della consultazione sta vivendo una situazione di conflitto con il marito, verso il quale non prova più i sentimenti ed il desiderio che aveva contraddistinto l’inizio della relazione. Butta lì, quasi senza dare alcuna importanza alla cosa, che entrambi sono passati attraverso un’infanzia dolorosa che li ha resi particolarmente infelici, lei perché ha vissuto nella fanciullezza il suicidio del padre, lui a causa dell’arretratezza economica e culturale del proprio ambiente di vita. La loro relazione è stata negli anni particolarmente burrascosa con litigi frequenti e discussioni accese, ma sostanzialmente ha tenuto grazie ad un buon sentimento di base che gli ha consentito di attutire i colpi e vivere un rapporto fondamentalmente integro. Le cose sono cominciate a cambiare quando per necessità economiche e un’opportunità di crescita il marito ha scelto di andare per periodi lunghi a lavorare all’estero, lasciando a Lucia l’incombenza della casa e della crescita dei figli. Pur mantenendo frequenti contatti informatici, la coppia ha cominciato a sfaldarsi e a non sentire più la quotidianità della vicinanza, a ciò si aggiunga che il marito ha dovuto affrontare anche il fallimento dell’azienda per cui lavorava e l’inserimento in un’altra attività con mansioni del tutto diverse, in uno stato di incertezza e precarietà che si è prolungato per diversi mesi. L’ equilibrio della coppia s’era ormai rotto provocando reazioni inaspettate, di verso anche aggressivo e ricattatorio, oppure facendo ricorso all’abuso di alcool. Lucia, a questo punto, associa il ricordo che anche il padre faceva abuso di alcool e che in famiglia, quando rientrava a casa erano tutti terrorizzati. È proprio questa associazione che può divenire la chiave di volta per comprendere quello che sta succedendo ora, ad anni di distanza. Noi abbiamo il compito di andare oltre alla vicenda descrittiva, per provare a metterci nei panni della narratrice e cercare di capire che cosa sia successo alla coppia e ha fatto sì che il loro legame si sbriciolasse. Però prima di continuare proporrei che siate voi a buttar giù delle idee, certamente su quel poco materiale che vi ho portato, ma in ogni caso sufficiente per abbozzare una prima ipotesi e orientare la nostra comprensione.

Per farlo potete anche illustrare una situazione a voi vicina, alla quale ogni lettore può dare il suo contributo per cercare di capire ciò che viene descritto, guardando quanto viene osservato dal proprio punto di vista e così facendo mettendo insieme i contributi di tutti.

Intervento

Buona sera non so se si ricorda di me .. un anno fa circa ma poi non ci siamo più sentiti , forse perché avevo cercato erroneamente di rimuovere i dispiaceri evitando di parlarne .. .. all’ epoca degli incontri in viale 23 marzo ero prossima al primo tentativo di procreazione assistita per via di un problema di infertilità maschile . Quel primo tentativo falli’ .

E fu uno shock non da poco . Speranza e sogni andati in frantumi .. al primo tentativo ne è seguito un secondo, recentissimo e fallito di nuovo .. un fallimento diventa trauma, due diventano un tunnel senza luce .. ma non è finita qui . Nel mezzo un rapporto coniugale tenuto in piedi da convenzioni e distrutto da rancori .

E non basta . Una relazione inaspettata che inizialmente ha risvegliato emozioni sopite da tempo ma sarebbe bastato poco per scorgere un egoismo che tutt’ora so che esiste ma faccio finta di non vedere o meglio non ci riesco E’ del tutto evidente il gioco facile con chi come me si aggrappa ad ogni barlume di calore umano e offre tutta se stessa in cambio di briciole, scampoli risicatissimi di tempo che per me non c è mai ma c è eccome per cene con, colleghi ecc.. e io nel frattempo rischio sempre il tutto per tutto . Scrivo al presente perché nonostante siano passati mesi ( da luglio ) e io a livello teorico abbia inquadrato abbastanza bene la situazione, non c è nulla da fare, mi riprometto,mi impongo di riuscire a staccarmi un po’ ma non ci riesco. Ad ogni incontro dimentico tutti i dispiaceri , ma poi dopo mi trovo a piangere perché mi rendoconto di essere stata travolta, anzi tradita da un emozione diventata quasi una dipendenza e non so come uscirne ..

Dott Rizzi se ritiene di potermi anche solo vedere in breve per poi vedere cosa fare sarebbe già un sollievo e un passo avanti . Gliene sarei grata.. ho solo paura che con tutti questi traumi mi ritornino gli attacchi di panico. .

Attendo sua risposta . Grazie

Risposta

E’ comprensivo il tentativo che lei ha fatto di cercare di giungere da sola ad una soluzione, molto spesso ci si dice “che ci vuole” per cui si pensa che da soli si possa trovare la via per risolvere una situazione complicata. Poi si scopre che non è così semplice e ai vecchi problemi se ne aggiungono dei nuovi che rendono ancor più complesso trovare la risposta più adatta. Il rischio è che anche il desiderio di un figlio nasconda una falsa soluzione del problema, che va affrontato all’interno della relazione di coppia per cui la presenza di un figlio comporta un riequilibrio che non è semplice da trovare e che sposta il problema su un versante che poi coinvolge anche il bambino che potrebbe nascere.

Lei descrive un’altra possibile soluzione al problema quando, per far fronte alla doppia delusione per non aver potuto avere un figlio, s’è rivolta ad un altro uomo, sicuramente con l’illusione di stare meglio e ricevendone in cambio “scampoli risicatissimi” di benessere che non bastano mai e che lasciano insoluto il problema di fondo.

E’ vero che rappresenta un passo avanti la sua decisione di occuparsi del suo malessere, che propabilmente riguarda un disagio molto profondo della sua persona, questo però significa non doversi più nascondere cercando delle soluzioni posticcie ma affrontando con coraggio un dolore che coinvolge l’intero suo essere nella ricerca di faticose risposte al suo problema.

Luciano Rizzi

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