L’induzione di ruolo

L’induzione di ruolo

Il medico è in grado di capire e di valutare i processi psicologici che si verificano nel suo paziente prestando attenzione alle sue risposte e ai sentimenti che in lui vengono suscitati dal comportamento che il paziente dispiega durante i contatti che avvengono fra di loro.

Quando si stabilisce una relazione possiamo vedere come l’interazione è in gran parte determinata dalla relazione di ruolo che ciascuna parte cerca di imporre all’altra.

Credo che fare un esempio concreto possa essere più illuminante di qualsiasi teorizzazione relativa a questa questione.

“Si tratta di una signora in età avanzata, vedova del marito, che si trova nella condizione di aver bisogno di assistenza ma che ha sempre vissuto con un alto ideale circa la propria autosufficienza e la capacità di arrangiarsi da sola. Attorno a sé ha fatto il vuoto e nessuno dei due figli è disposto ad occuparsi della madre, in quanto lei rifiuta ogni contatto con lo- ro e poi li tratta male quando essi si dimostrano disponibili ad occuparsene. Si aggiunga anche il fatto che la signora si è opposta anche all’eventualità di ricevere in casa una ba – dante, e un tentativo recente era fallito a causa delle intemperanze rivolte dalla signora a questa persona.

Questa signora ha comunque stabilito con il suo medico curante una relazione di fiducia molto particolare e le fa spesso visita al suo ambulatorio. Con essa si confida e fra di loro si è instaurato un dialogo molto intimo che il medico accoglie e ad esso risponde con molta sensibilità. Quando è necessario la dottoressa le fa visita a casa e si intrattiene con la pa – ziente anche sulle sue vicende familiari.

Recentemente i vicini avevano richiesto l’intervento del medico per dei rumori disturbanti che provenivano dalla casa della signora e avevano caldeggiato l’idea che venisse ricovera- ta in una clinica per degli accertamenti, in quanto sostenevano che la vicina non fosse più in grado di autoregolarsi e avesse bisogno di assistenza. Il medico, ascoltati anche i figli, aveva ritenuto necessario questo ricovero temporaneo ed aveva lei stessa preso i contatti con la struttura che l’avrebbe accolta, in quanto preoccupata anche per dei disturbi cogni –tivi e della memoria che negli ultimi tempi s’erano manifestati in maniera evidente.

Qualche giorno dopo, andando a farle visita presso il Centro che la ospitava, la dottoressa aveva trovato la paziente molto pallida e incapace di muoversi da una sedia a rotelle su cui stava seduta. Con lo sguardo abbassato e un’espressione irata la signora s’era rivolta al medico, accusandola che se lei si trovava in quelle condizioni la causa era sua. Aveva im – posto alla dottoressa di non andare più a farle visita. Per il medico la situazione è stata molto mortificante e fonte di persistenti sentimenti di colpa.”

Data questa descrizione ci si può chiedere che cosa sia potuto accadere.

Di primo acchito si può subito cogliere il doppio ruolo del medico nella sua veste di pro – fessionista e di confidente. Nella sua funzione professionale il medico ritiene legittimo un breve ricovero per degli accertamenti obiettivi che servano a stabilire lo stato di salute del -la persona, in particolare per quanto riguarda l’esame neurologico teso a verificare l’inte – grità delle sue funzioni mentali. Nel suo secondo ruolo il medico ha ricevuto il gradimento della paziente (si deve anche registrare che la signora aveva cambiato molti medici di base prima di giungere al suo medico attuale), che a lei confida anche aspetti delicati della sua vita familiare. La dottoressa si è sentita investita di questa funzione che a sempre svolto con molto garbo e sensibilità.

Si potrebbe anche sostenere che la richiesta che la paziente ha inconsapevolmente rivolto al medico è stata quella di ricevere una conferma alla propria autosufficienza e quindi del proprio ideale di vita, per cui la signora ha sempre pensato di poter bastare a sé stessa (va- le la pena ricordare che in gioventù la signora era stata internata in un campo di concen – tramento e che questa vicenda aveva lasciato in lei un segno profondo). Il medico ha per un certo periodo di tempo corrisposto a questa aspettativa e indirettamente fornito soste – gno alla richiesta ideale della paziente.

Poi è avvenuto qualcosa che ha rotto quell’equilibrio. Probabilmente il medico nella sua funzione professionale ha percepito di non poter più sostenere quel ruolo e ne ha rotto l’accordo, avvertendo che la paziente aveva bisogno di cure effettive e non solo di rassi – curazioni circa la sua capacità di arrangiarsi. Uscendo dalla dimensione in cui la paziente l’aveva collocata, il medico ha potuto recuperare le sue competenze e valutare la necessità della paziente di ricevere assistenza e cure specifiche.

Trascurando la modalità in cui tutto questo è avvenuto, il medico s’è trovato nella scomo – da posizione di dare ascolto alle richieste dei parenti (espresse anche dai vicini) da un lato, e alle irrealistiche pretese della paziente dall’altro. La signora s’è sentita tradita nella sua induzione, fino ad allora riuscita, di essere in grado di cavarsela da sola e di non aver bi – sogno di niente e nessuno. Il medico, consapevole dello stato di deterioramento della pa – ziente, ha agito la rottura del ruolo assegnatoli da quest’ultima, facendo prevalere il dato di realtà in funzione della necessità della paziente di ricevere delle cure.

Si può osservare che entrambi i protagonisti della relazione hanno delle aspettative ri – guardo all’altro (anche quando esse non siano a loro consapevoli), cercano di spingere l’altro ad agire un ruolo che dia a loro una conferma della loro visione delle cose, poiché essa da loro sicurezza rispetto alle incognite di una percezione diversa, anche contro i dati della realtà e alle volte contraffacendoli.

La dottoressa accetta questo ruolo fintanto che esso non interferisce con la propria funzio – ne di medico. Si potrebbe forse obiettare che avrebbe potuto far accettare alla signora un ideale di Sé diverso da quello che aveva fino a quel momento mantenuto, con una rappre – sentazione di Sé che contemplasse l’idea che non era più in grado di sostenere l’ideale pre- cedente e che avrebbe dovuto, per stare meglio, accettare il suo bisogno di assistenza. Non possiamo dire che cosa sarebbe successo in questo caso, anche se si può dubitare che aves- se potuto sortire qualche effetto e molto più probabilmente la paziente avrebbe trovato l’occasione di cambiare medico di base per l’ennesima volta.

Il caso trattato è di per sé interessante perché ci da modo di riflettere su quanto sia impor – tante per il medico fare attenzione e cercare di capire i sentimenti che in lui emergono (so – pratutto a quelli che normalmente non sente come propri) e che nascono dalla specifica in- terazione con quel particolare paziente. Per il medico è indispensabile che la sua disponi – bilità all’ascolto rimanga libera da pregiudizi e che mentre presta attenzione e osserva il proprio paziente, sia anche capace di cogliere i conflitti e i correlati sentimenti che in lui vengono suscitati dalla particolare relazione con quella persona.

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